
Sembra quasi innaturale parlare di far eseguire i tuffi ai bambini, perchè, a meno di un trauma che non li faccia neanche avvicinare all’acqua, saranno per loro un momento di approccio alla stessa che vivranno con estrema naturalezza. Per cui si vedono fanciulli che magari non hanno voglia di stare molto tempo immersi però quando è il momento di buttarsi lo fanno ripetutamente e senza sosta! Per non parlare di quelli che già hanno un buon rapporto con l’acqua per cui il tuffo rappresenta il periodo più divertente in assoluto.
Quando arriva il momento dell’insegnamento della partenza vera e propria, cioè il classico tuffo “di testa”, si va incontro a problematiche quali il senso del vuoto, il controllo del proprio corpo per l’acquisizione di una nuova facoltà motoria.
L’aspetto più importante dell’entrata in acqua con la testa è la comprensione del cambiamento dell’assetto del corpo, che si troverà in una posizione assolutamente innaturale.
Per iniziare a far capire al bambino questo gesto, è utile fargli eseguire i tuffi facendolo sedere sul bordo vasca , con i piedi nell’acqua e le braccia in alto, e la testa in mezzo alle braccia. Aiutandolo da dietro, si inizia a farlo cadere dolcemente facendo entrare prima le mani, poi la testa e il resto del corpo. Il passo successivo consiste nel compiere lo stesso in ginocchio, e per ultimo in piedi. E’ importante non forzare il tuffo in piedi se il concetto dell’entrata con la testa non è stato appreso. E’ meglio continuare l’insegnamento tenendo il corpo del piccolo il più vicino possibile all’acqua, fino a quando non riuscirà a far entrare il capo per primo.
La fase della spinta è sicuramente successiva: quando il bambino avrà appreso la caduta, gli si insegnerà ad aggiungere la spinta della gambe. Il problema dell’ingresso con “spanciata”, quindi del corpo, del busto prima ancora che della testa, è da considerarsi una conseguenza del mancato apprendimento del diverso assetto del corpo.



