I tuffi

Posted Aprile 22, 2009 by Laura Salaroli
Categories: didattica

Sembra quasi innaturale parlare di far eseguire i tuffi ai bambini, perchè, a meno di un trauma che non li faccia neanche avvicinare all’acqua, saranno per loro un momento di approccio alla stessa che vivranno con estrema naturalezza. Per cui si vedono fanciulli che magari non hanno voglia di stare molto tempo immersi però quando è il momento di buttarsi lo fanno ripetutamente e senza sosta! Per non parlare di quelli che già hanno un buon rapporto con l’acqua per cui il tuffo rappresenta il periodo più divertente in assoluto.

Quando arriva il momento dell’insegnamento della partenza vera e propria, cioè il classico tuffo “di testa”, si va incontro a problematiche quali il senso del vuoto, il controllo del proprio corpo per l’acquisizione di una nuova facoltà motoria.

L’aspetto più importante dell’entrata in acqua con la testa è la comprensione del cambiamento dell’assetto del corpo, che si troverà in una posizione assolutamente innaturale.

Per iniziare a far capire al bambino questo gesto, è utile fargli eseguire i tuffi facendolo sedere sul bordo vasca , con i piedi nell’acqua e le braccia in alto, e la testa in mezzo alle braccia. Aiutandolo da dietro, si inizia a farlo cadere dolcemente facendo entrare prima le mani, poi la testa e il resto del corpo. Il passo successivo consiste nel compiere lo stesso in ginocchio, e per ultimo in piedi. E’ importante non forzare il tuffo in piedi se il concetto dell’entrata con la testa non è stato appreso. E’ meglio continuare l’insegnamento tenendo il corpo del piccolo il più vicino possibile all’acqua, fino a quando non riuscirà a far entrare il capo per primo.

La fase della spinta è sicuramente successiva: quando il bambino avrà appreso la caduta, gli si insegnerà ad aggiungere la spinta della gambe. Il problema dell’ingresso con “spanciata”, quindi del corpo, del busto prima ancora che della testa, è da considerarsi una conseguenza del mancato apprendimento del diverso assetto del corpo.

Analitico e globale

Posted Dicembre 28, 2008 by Laura Salaroli
Categories: didattica

Nella didattica del nuoto, i metodi analitico e globale si riferiscono all’insegnamento dei vari stili e dei movimenti che li costituiscono. Analitico è il metodo attraverso il quale si insegna, fin dall’inizio, l’esecuzione di una nuotata in tutte le sue caratteristiche, suddividendo ogni singolo gesto. Globale, al contrario, prevede un primo movimento grossolano dello stile che si vuole insegnare, per poi affinarlo quando sarà stato acquisito. La controversia, negli istruttori e allenatori, avviene quando si deve decidere quale sia il primo sistema da adottare al momento dell’apprendimento.

Se prendiamo ad esempio il crawl, che ha movimenti su piani diversi e la sua esecuzione richiede buone capacità coordinative: è improbabile che un bambino di 5-6-7 anni (età media di inizio insegnamento di questo stile) possa averle. E’ giusto quindi iniziare un movimento per gradi, globale per quanto riguarda la nuotata generale, quindi con gambata, bracciata e respirazione, anche se frontale e non laterale (più fine). L’allievo può essere istruito, in questa fase, a scomporre questi gesti, quindi a fare solo la gambata ad esempio.

Questo poi è anche l’inizio del movimento analitico: si iniziano a dividere le azioni per comprenderle.

Quindi la soluzione migliore può essere quella di costruire prima il movimento globale, poi procedere ad affinarlo.

da 4 a 8 mesi

Posted Novembre 20, 2008 by Laura Salaroli
Categories: didattica

In questa fascia d’età, che è quella consigliata per iniziare l’attività in acqua, il bambino inizia a percepire il movimento volontario. La muscolatura è sollecitata dal movimento, cerca, scopre e usa le mani e i piedi per afferrare gli oggetti. Comincia a riconoscere le persone a lui familiari e gioca con gli altri bambini. Sente forte l’attaccamento alla madre. Può sentire la propria voce e la utilizza, attraverso piccole grida, per interagire con il mondo esterno.

L’attività in acqua sarà un ottimo momento per utilizzare la coscienza motoria acquisita: i giochi che galleggiano nella vasca, colorati e in movimento, sono uno stimolo al movimento. Il contatto con l’acqua come elemento si realizza, in lui, spruzzando, toccando questo “materiale” nuovo ai suoi sensi.

Per questo è utile sfruttare questa novità per provare immersioni, soprattutto rivolte a raggiungere il genitore, e per fare piccoli tuffi.

piccola bibliografia

Posted Settembre 18, 2008 by Laura Salaroli
Categories: didattica

Esistono alcuni testi, italiani e stranieri, utili, completi ed efficaci per la conoscenza o l’approfondimento dell’argomento nuoto per bambini.

0-3 anni:

- “Waterbaby-come un pesce nell’acqua” di Lauren Eston e Zena Holloway, edizioni Il Punto d’Incontro;

- “Nell’acqua come prima di nascere” di Manuela Alba Giletto, edizioni Nuovo Progetto (pioniera della materia);

- “The baby swim book” di Cinda Kochen e Janet McCabe, Leisure Press;

- “Les bebes de l’eau” di Erik Sidenbladh, editore Robert Laffont.

3-6 anni:

-”Acqualandia-imparare a nuotare con l’aiuto degli amici pesci e della fantasia” di Invernizzi, Dugnani, Serre, edizioni Ermes;

-”Scuola Nuoto” di Mario Andolfi e Marco Parigiani, edizioni Zanichelli (la vera Bibbia sull’argomento);

- “Nuotare da tre a sei anni” di Andrea Imeroni e Sergio Simoni, edizioni La Nuova italia Scientifica;

- “Genitori efficaci” di Thomas Gordon, edizioni Meridiana Partenze.

al mare

Posted Agosto 2, 2008 by Laura Salaroli
Categories: acquaticità, didattica

picture by cdas 35-5 on DeviantArt

L’estate è già iniziata da un mese e sicuramente sarete già tutti andati qualche giorno al mare con i vostri bambini, e forse vi trascorrete le vacanze. Qualche piccola raccomandazione, non banale, per vivere serenamente il contatto con l’acqua salata, per i piccoli fino a 5 anni:

- evitate di immergerli troppo con la testa sott’acqua, l’acqua del mare è più difficile da sopportare, soprattutto negli occhi;

- evitate di fare il bagno in giorni con onde, i bimbi hanno bisogno di calma e di mare tranquillo, non devono sentire di essere trascinati;

- evitate gli oggetti gonfiabili (braccioli, canottini, materassini) nei giorni di vento;

- fate loro sentire l’acqua scorrere sulla pelle, con i più piccoli in riva.

Con i bimbi dai 5 anni in su il desiderio di stare in acqua aumenta notevolmente: portateli con voi, ma solo dove vi sentite sicuri. Fate indossare bracciolini o cinture salvagente, e

- non siate ossessivi e rigorosi sulle famigerate “3 ore prima di fare il bagno dopo aver mangiato!” dipende sempre da cosa è stato ingerito!

- proibite giochi stupidi come far finta di annegare! Si creano falsi allarmi, non si educa il bambino alla sensazione di pericolo, e soprattutto è davvero pericoloso! Se i piccoli “giocano” a buttarsi sott’acqua a vicenda, ingeriranno o respireranno involontariamente spropositate quantità di acqua marina che crea presto scompensi a livello polmonare. Ricordiamo che la sindrome da annegamento può iniziare anche con stato di coscienza, e con presenza di forte tosse.

- fate il bagno con i vostri bambini! Che tristi scene i fanciulli in mare, soli, e il genitore a riva che lo aspetta con il telo!

- last but not least, fateli familiarizzare con il bagnino di salvataggio e con le bandiere. Il loro significato è importantissimo ed educa al rispetto delle regole. Bisogna sempre rispettare e temere il mare.

Spiriti sbagliati

Posted Maggio 21, 2008 by Laura Salaroli
Categories: Bambini pestiferi, esperienze personali

Rivolta a Matteo B., 11 anni:

“Cosa ti è successo oggi che sei così indiavolato? Calmati!”

“Strano, perchè proprio ieri ho preso lo spirito santo, ho fatto la cresima!!!”

Matteo P.:

“Si vede che ha preso quello sbagliato!”

Salvamento per bambini – seconda parte

Posted Aprile 21, 2008 by Laura Salaroli
Categories: Uncategorized

Desidero segnalare la bella iniziativa che si è svolta l’estate scorsa a Ostia, organizzata dalla Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto, sperando che abbia un seguito. Si è trattato di una serie di giornate di formazione, che si sono concluse con un seminario internazionale dal titolo “Water safety for children and adolescents”, in cui si sono trattati argomenti come indagini statistiche, comunicazione nella prevenzione, e soprattutto del progetto sull’inserimento del nuoto per salvamento nelle scuole italiane, attività che in nord Europa è già sviluppata da anni e che sarebbe veramente auspicabile per i nostri bambini.

Nell’occasione sono state presentate anche alcune semplici e chiare regole che vorrei riportare, un piccolo vademecum per diffondere la buona condotta in spiaggia e in piscina:
In acqua evitiamo di:

  • nuotare da soli lontano dalla battigia o comunque oltre al limite della zona riservata alla balneazione;
  • entrare in acqua lontano dalla postazione dell’assistente bagnanti se non siamo buoni nuotatori;
  • nuotare di notte;
  • allontanarci più di 50m dalla riva con materassini, piccoli canotti gonfiabili o altro;
  • masticare chewing-gum;
  • nuotare in apnea senza essere sorvegliati. Evitiamo anche di nuotare in apnea troppo a lungo e per troppe volte;
  • segnalare situazioni di pericolo senza motivo, esempio urlando “aiuto” solo per gioco;
  • fare il bagno nei porti o nei corridoi di entrata e uscita dei natanti.

    Salvamento per bambini

    Posted Aprile 7, 2008 by Laura Salaroli
    Categories: didattica

    picture by Quenby-Sheree on DeviantArt

    L’insegnamento del nuoto ai bambini non può prescindere da un argomento fondamentale come le nozioni di base sulla sicurezza in acqua e il salvamento. L’annegamento è responsabile del 15% delle morti accidentali nei bambini di età 1-4 anni; il tasso di mortalità è diminuito di oltre il 70% negli ultimi 40 anni. Questo cambiamento è dovuto alla maggiore presenza di servizi di salvataggio, ma anche da una maggiore presa di coscienza da parte delle famiglie e della scuola sui pericoli legati alla balneazione. Inoltre, c’è una maggiore frequenza dei bambini nelle piscine e molti praticano il nuoto fin dall’infanzia. In un paese come l’Italia che ha 6000 km di coste, e laghi, la questione assume molta importanza.

    Si dovrebbe quindi inserire, all’interno dei corsi di nuoto, il giusto spazio relativo a questa problematica, fin dai primi anni di vita dei piccoli nuotatori.

    Dividendo in 2 principali fasce d’età, 3-5 anni e 6-10 anni (oltre 10 anni acquiscono già bene le informazioni, semplificate, di un corso di salvataggio per adulti) si inizia con la spiegazione di ciò che si vuole loro insegnare, l’importanza che hanno l’attenzione e la coscienza del movimento per salvarsi la vita.

    Con i primi, più piccoli, si deve insistere sulla svestizione da effettuare nerl caso di caduta accidentale in acqua. Si possono dedicare una o due lezioni, preferibilente alla fine del corso, spiegando accuratamente ai genitori ciò che si andrà a fare, magari distribuendo una fotocopia i giorni precedenti. I piccoli dovranno portare un ricambio completo, esempio una tuta da ginnastica, e scarpe, ovviamente pulite. Si dovrà parlare ai bambini in modo semplice, con dimostrazioni chiare. La prima cosa da togliere saranno le scarpe, pesanti e ingombranti: si tufferanno e l’istruttore li guiderà nell’operazione. Successivamente il giubbotto, che in questo caso sarà rappresentato dalla maglia o dalla felpa della tuta da ginnastica. Poi bisogna raggiungere qualcosa di stabile, nuotando a scavatrice (rudimentale stile libero), mantenendo lo sguardo rivolto al punto d’arrivo (a quest’età comunque nuotano maggiormente a testa alta). Si fa ripetere quest’operazione 2-3 volte per memorizzarla.

    Per i bambini più grandi, da 6 anni in su, si può già introdurre il concetto si salvamento non solo per sè stessi ma anche per gli altri, nel caso in cui a trovarsi in difficoltà non sia lui stesso ma qualcun altro. Quindi, dopo aver insegnato loro la stessa procedura che si usa per i più piccoli, deve spiegare bene, per prima cosa, che la condizione per aiutare un’altra persona è innanzitutto essere prima in sicurezza per sè: su una banchina, su una barca ecc. con una cima, potranno lanciarla dopo averla legata a qualcosa di fisso, sdraiati a terra, o il lancio di un oggetto galleggiante, se sono a disposizione.

    Nelle lezioni in acqua, è utile introdurre i metodi di presa di un pericolante, lo stile libero a testa alta, l’over, che sono un diversivo anche agli stili abituali e possono aiutare anche la coordinazione.

    La didattica anglosassone sul nuoto, molto più attenta all’aspetto del salvamento, introduce fin dai 4 anni anche l’aiuto più tecnico ad un’altra persona.

    Little star

    Posted Marzo 21, 2008 by Laura Salaroli
    Categories: Bambini pestiferi, esperienze personali

    Rivolta a Tommaso, 9 anni:

    “Perchè oggi nuoti così? Come ti è venuto in mente di fare il dorso con le gambe incrociate? Ti sembra che sia possibile muoversi bene in quel modo?”

    “Voglio fare qualcosa di strano così mi fai un video e lo metti su YouTube!”

    Una bella figura

    Posted Marzo 5, 2008 by Laura Salaroli
    Categories: Bambini pestiferi, esperienze personali

    Samuele, 7 anni:

    “Laura, oggi mi devi far fare una bella figura perchè c’è il mio babbo che mi sta guardando!”

    “Samuele, ma sei tu che devi nuotare e fare la bella figura!”

    “Sì ma tu devi fare la bella figura da maestra!”