La ginnastica prenatatoria

Posted Febbraio 2, 2008 by Laura Salaroli
Categories: didattica

La ginnastica che si svolge nella piscina prima dell’attività in acqua consiste in giochi, piccoli esercizi e stretching che possono aiutare il bambino ad affrontare la successiva attività.

In una lezione standard, di 60 minuti, una giusta divisione può essere di 15 minuti per il riscaldamento e i successivi 45 come lezione in acqua. Si possono dividere i movimenti per fascia di età, così come il corso di nuoto stesso lo sarà. Per i piccoli di 3-5 anni questi minuti rappresentano una vero e proprio momento di decompressione, di grande importanza, fra il distacco dal genitore e l’entrata in acqua. Spesso poi capita di arrivare in ritardo e per il bambino essere spogliato e subito messo in acqua può non essere gradevole. Durante quei minuti si riprende il rapporto con l’istruttore e i compagni.

Gli esercizi che si possono proporre a quell’età riguardano più che altro il gioco, e l’esecuzione dei movimenti sarà fatta attraverso figure ludiche: ci si può prendere per mano e fare un girotondo per guardarsi bene in viso, e se è mattino un bel buongiorno urlato a tutta la piscina fa nascere il sorriso! Successivamente si può proporre il gioco delle scatoline o quello dei sacchi. Un’altra attività molto apprezzata dai fanciulli è il “percorso”, realizzato con il materiale che si usa anche in acqua. Così i tappeti morbidi e galleggianti diverranno la base su cui fare capriole, le tavolette disposte sul pavimento come i sassi di un fiume, il cerchio in cui si passa dentro… si possono anche proporre veri a propri esercizi che derivano dalla ginnastica e dallo stretching:

- riscaldamento: si tocca il cielo per allungarsi, si imita la rana per scaldare le gambe;

- esercizi per le braccia: in quadrupedia, alzarsi e scendere verso il basso, come in flessione, facendo il ponte;

- per l’addome: bicicletta a coppia, mimica della remata;

- per le gambe: tutto ciò che riguarda salti e corsa, in particolare l’imitazione di animali;

- rilassamento: a terra, con le gambe raccolte al petto, a pancia in giù, allungamenti in avanti, come per andare a raccogliere la frutta.

Sono solo alcuni esempi di giochi che si possono proporre: fantasia e creatività aiuteranno a tramutare gli esercizi classici in fantastiche figure.

Cute del bambino in acqua

Posted Dicembre 28, 2007 by Laura Salaroli
Categories: aspetti medico-fisiologici

baby skin
Picture by Anyra on DeviantArt

La pelle, in generale, è un vero e proprio organo attraverso il quale il corpo comunica con l’esterno e viceversa. Il bambino ha una cute più sottile rispetto all’adulto.

Nella pelle si possono distinguere pieghe, creste o solchi che ne deformano la superficie, e orifizi. Inoltre è ricoperta da peli e unghie nelle estremità.

Il tegumento ha la funzione di:

- difesa meccanica, rispetto agli urti;

- la difesa da agenti chimici, attraverso un pH lievemente acido;

- protezione solare, tramite la melanina;

- termoregolazione.

Sappiamo che la pelle del neonato è molto delicata anche perchè non è ancora in grado di creare il film idrolipidico che poi si rafforzerà con la crescita. Questo non impedisce però, con semplici accorgimenti, di frequentare una piscina. E’ utile cospargere un po’ il piccolo di olio, e lavarlo dopo il contatto con il cloro con detergenti non schiumogeni.

E’ doveroso precisare, riguardo al cloro presente nelle piscine per la disinfezione dell’acqua (ipoclorito di sodio) che non è in grado di provocare allergie. Può essere irritante, e l’inalazione a grosse concentrazioni anche molto pericoloso, ma quello che è presente nelle piscine reagisce con i composti organici che sono presenti e forma aldeidi e cloramine.

Quindi, in generale, non ci sono controindicazioni per i bambini che giustifichino il timore di frequentare quell’ambiente che per loro può essere così importante.

Occhialini: con o senza?

Posted Novembre 20, 2007 by Laura Salaroli
Categories: aspetti medico-fisiologici, didattica

            Sarebbe auspicabile che questa domanda venisse rivolta dal genitore all’istruttore prima dell’inizio del corso, per comprendere il reale scopo e beneficio che si può trarre da questo oggetto.

E’ importantissimo che il fanciullo immerga da subito il viso in acqua, è una tappa fondamentale dell’ambientamento, ma se gli precludiamo dall’inizio questa possibilità sarà poi difficile che lo possa apprendere da grande. Imparare a tenere gli occhi aperti sott’acqua significa acquisire sicurezza e acquaticità. Ci sono alcuni nuotatori, atleti, che compiono imprese “eroiche” ma che senza occhialini sono perduti! Questo non deve accadere non per una questione stilistica, ma perchè se ci si trova in condizioni di emergenza, come ad esempio in mare, da loro non deve dipendere la nostra sopravvivenza! Per questo è giusto impararlo fin da piccoli…

Sappiamo che gli occhialini, in generale, interponendo una quantità di aria fra il nostro viso e l’acqua, ci permette una visione nitida, cosa che non sarebbe possibile ad occhio “nudo” a cause della diversa densità dei due fluidi. E’ vero anche che nell’acqua delle piscine è presente il cloro che può irritare l’occhio e provocare un fastidioso bruciore, ma soprattutto se l’occhio viene grattato. Se si lascia cadere l’acqua la sensazione sarà minore!

Spesso purtroppo il genitore non comprende l’importanza di questo insegnamento, e quindi acquista, in buona fede, occhialini, a volte non adatti per il viso del proprio figlio (ricordiamo che esistono anche occhialini specifici per bambini!). Spesso poi i piccoli non sono in grado di gestirli, entra l’acqua, sono troppo stretti, troppo larghi, si appannano… e diventano più una tortura che altro. Il fanciullo si ferma, perde la concentrazione in quello che sta facendo.

Fino ai 5 anni, se il bambino frequenta la piscina da quando è nato, non ha bisogno degli occhialini. Se inizia a quell’età, o oltre, è meglio lasciargli il tempo di scoprire l’acqua da sotto la superficie, così com’è. Quando avrà acquisito sicurezza, si potrà aggiungere questo strumento.

Metodi di presa del bambino in acqua

Posted Ottobre 10, 2007 by Laura Salaroli
Categories: acquaticità, didattica

Il nuoto neonatale è caratterizzato dalla rassicurante presenza del genitore in acqua che sostiene il proprio bambino alla scoperta di questo nuovo mondo.

Per sostenerlo correttamente, al fine di sensibilizzarlo alla resistenza e al galleggiamento, ci sono alcuni metodi di presa:

- la presa frontale, da sotto le sue ascelle, con il suo corpo immerso bene fino alle spalle, per evitare che senta freddo. In questo modo il piccolo avrà la visione del volto del genitore e ne sarà confortato.  Il bebè dovrà essere sostenuto con le mani, fra il pollice e l’indice, mantendo una presa salda ma non eccessivamente stretta. I pollici avranno il compito di reggere la testolina dalle accidentali “cadute” nell’acqua. Ricordiamo che nei primi mesi di vita, fino ai 2 anni, la testa, in proporzione, è più pesante del corpo e tenderà ad abbassarsi verso l’acqua; il fanciullo, poi, sarà molto attratto dal sapore di quell’acqua…

- la stessa presa può essere effettuata con il bambino rivolto verso l’esterno, e potrà vedere tutto il resto che lo circonda. In questo caso, saranno le altre 4 dita a sorreggere il capo;

- la presa sulla pancia del genitore è di sicuro effetto sul piccolo, ma non è di facile esecuzione perchè viene richiesto un buon galleggiamento da parte dell’adulto;

- la presa con la mano sotto alla pancia del bimbo, in cui sarà in grado di compiere tanti movimenti.

E’ possibile anche sostenere il piccolo con le mani sotto alla sua nuca, in posizione supina, ma molti non gradiscono questa posizione.

Si possono provare tutte, aumentando la propria dimestichezza nel maneggiare il bambino, senza timori: saràlui/lei a farci capire quale preferisce!

un nuovo anno scolastico

Posted Settembre 20, 2007 by Laura Salaroli
Categories: Uncategorized

E’ iniziato da pochi giorni un nuovo anno scolastico per i nostri bambini: magari è l’ultimo della materna, o è il primo della scuola elementare… e per molti di loro è anche l’inizio del nuovo anno di piscina! Forse è la prima volta, forse riconfermano il turno che frequentano da anni.

Per i genitori che si accingessero per la prima volta alla segreteria di una piscina, vorrei suggerire alcune modeste informazioni:

- non abbiate timore di chiedere cose che evidentemente per voi non sono banali: in una buona segreteria di solito è presente anche un istruttore che vi potrà consigliare al meglio per il vostro bambino;

- cercate l’orario e il turno che vi sono più congeniali, magari iscrivetevi anche per una sola lezione settimanale, ma fatelo. Se si rinuncia da subito per il timore dei troppi impegni si fa perdere un grande lasso di tempo (un inverno) al fanciullo;

- adattate i pasti all’orario della piscina, e non il contrario. Se non ingeriscono una enorme quantità di cibo, va bene qualunque orario del pomeriggio;

- cercate di spiegare, in modo più oggettivo possibile, le reali capacità del piccolo. La prima divisione viene fatta in base all’età, ma successivamente sono la capacità e le nozioni acquisite a dividere le categorie.

Il primo giorno di lezione, e anche tutti gli altri, non dimenticate mai: cuffia, eventualmente occhialini, costume, accappatoio, ciabatte.

Arrivati in piscina per la prima volta, iniziate un dialogo aperto con l’istruttore, che è il punto cruciale della situazione e la persona con la quale vi rapporterete.

Spiegate al vostro bambino, soprattutto se è piccolo, dove siete, fategli conoscere la piscina, e rassicuratelo che si faranno molti giochi.

Nello sfortunato caso in cui il piccolo dovesse piangere, anche per tutta la lezione, o per le prime lezioni, non demordete, per carità. Se non vuole stare in piscina senza un motivo veramente valido, e lo portate via, non tornerà mai più. Non forzatelo, non fatelo entrare in acqua con la forza, spiegategli cosa stanno facendo gli altri bambini e rimanete lì fino alla fine.

Avrà inizio una grande avventura per i suoi sensi.

Materiali didattici per il galleggiamento

Posted Agosto 28, 2007 by Laura Salaroli
Categories: acquaticità, esperienze personali

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L’opportuna premessa a questo post è che esistono tanti metodi didattici quanti sono gli istruttori.

Ritengo assolutamente romantica (nel senso ottocentesco del termine) l’idea che un bambino, se inizia da appena nato ad essere avvicinato all’acqua, possa non indossare mai nella sua vita nessun tipo di galleggiante, sia esso i bracciolini o la cintura salvagente.

E’ certo possibile, ma solo in rari casi, in cui c’è anche un grande impegno per lungo tempo da parte del genitore.

Per tutti gli altri casi, il passaggio a questo genere di aiuti è quasi inevitabile. Un po’ per volere dei genitori, che se portano il loro piccolo in piscina da quando aveva 4 mesi, dopo qualche tempo vogliono vederlo “progredire”, un po’ per il bambino stesso che spesso si sente molto rassicurato da questi gonfiabili.

Ricordiamo inoltre che sono ancora pochi i bambini che vengono “iniziati” a 4 mesi, la maggior parte inizia a frequentare la piscina intorno ai 4/5 anni. In questo caso l’aiuto di un galleggiante è pressochè fondamentale, altrimenti il piccolo si troverebbe per lungo tempo attaccato al bordo, infreddolito, perchè l’istruttore non ne ha solo uno, quindi il tempo che può dedicare a ciascuno è piuttosto esiguo.

In base alla mia esperienza, ritengo che anche se il bambino inizia a frequentare la piscina dopo i 3 anni di età, non sia più il caso di fargli indossare i bracciolini. Sono inadeguati per il peso corporeo che mediamente raggiunge a quell’età, gli precludono l’uso delle braccia e quindi l’apprendimento dei primi rudimenti della bracciata. Capita di vedere scene pietose al mare, con bambini di 7/8 anni, magari robusti, obbligati dal genitore a portare questi galleggianti che spesso non vanno oltre i polsi….

I braccioli possono adeguarsi quindi a bimbi che iniziano appena nati, e intorno ai 18/24 mesi possono provare a dare questa marcia in più al loro movimento. Ricordiamoci però che a quest’età il piccolo non ha molto equilibrio, soprattutto in acqua, quindi sarà necessario tenere le mani vicino in caso di ribaltamento.

Penso che dopo i 3 anni, mediamente, l’attrezzo giusto per far nuotare un piccolo che non ha ancora dimestichezza con il galleggiamento, sia la cintura salvagente. Si tratta di un attrezzo composto da una cintura che si allaccia con una clip e nella quale sono infilati dei pezzetti rettangolari galleggianti. Questi pezzi di adattano alla curvatura del corpo e permettono al fanciullo di avere un buon assetto e di muovere le braccia.

E’ compito dell’istruttore convincere il bambino piano piano a toglierlo, facendogli provare ogni volta a stare qualche minuto senza. Lo guiderà con le mani mentre il bimbo nuoterà a cagnolino, lo sosterrà nel fare la stella marina, cioè il galleggiamento fermo a pancia in alto.

“noi andiamo in barca e facciamo immersioni…”

Posted Agosto 23, 2007 by Laura Salaroli
Categories: esperienze personali

Federica (*) è una bellissima bambina di 5 anni, dolce e con il sorriso malinconico.

La prima volta che viene in piscina da me, non ne vuole sapere di entrare in acqua. Rimane seduta sugli scalini. Le spiego cosa sto facendo con gli altri bambini, la rendo partecipe, senza forzarla. All’ennesimo no alla mia richiesta di raggiungerci a giocare, provo a prenderla in braccio e a portarla con me mentre gli altri bambini nuotano. Federica indossa i bracciolini. Mi accorgo immediatamente che ha una gran paura dell’acqua. Non ha timore di stare con me, ed è curiosa di andare a vedere cosa fanno gli altri, ma non posso allentare un attimo la presa. E’ il tipico, classico terrore che un bambino può avere dell’acqua, che si manifesta con questi sintomi quando ha subìto un trauma.

La madre è spavalda, e non ammette che la figlia possa avere questo problema. Mi ripete più volte “io e suo padre siamo subacquei e abbiamo la barca, quando siamo al largo la portiamo con noi a fare il bagno…” .

Ed è proprio qui che secondo me è scaturito il trauma! L’eccesso di fiducia nelle capacità della figlia, la convinzione che “se io sto bene in una situazione, starà bene anche lei” hanno portato la bambina ad affrontare qualcosa di troppo grande e spaventoso per lei… si è trovata in mezzo al mare, senza avere cognizione del galleggiamento e di rudimentali movimenti di nuoto, va bene, sorretta dal padre, ma in una condizione in cui non era certo a suo agio… probabilmente lo avrà anche manifestato, ma non è stata molto ascoltata…

Dopo diverse lezioni (in cui indossava una specie di giubbetto salvagente, voluto dalla madre che pensava le risolvesse il problema, ma che non le dava assolutamente più tranquillità), piano piano si è staccata da me, anche solo mettendo una mano sul tubo galleggiante.

Il lavoro su di lei non è finito, è una bambina che richiede molte attenzioni. Ma le sarebbe stato evitato un trauma se la mamma avesse pensato meno alle proprie capacità e più a quelle reali della piccola.

(*)I nomi utilizzati in questo post sono di fantasia per preservare la privacy dei protagonisti

Il galleggiamento

Posted Luglio 25, 2007 by Laura Salaroli
Categories: acquaticità

Il galleggiamento rappresenta una tappa fondamentale nell’acquisizione della sicurezza in acqua prima, e della didattica del nuoto poi.

Con questo termine si vuole intendere la capacità cosciente del bambino di stare a galla sull’acqua, quindi la cognizione del gesto. Nei primi mesi di vita, il neonato avverte una parziale sensazione sul proprio corpo dovuta al contatto con un genitore o con un oggetto che a sua volta viene sostenuto. Durante questa fase, la posizione preferita dalla maggior parte dei bambini è quella prona.

Un esercizio molto utile consiste nel portare il piccolo sopra la propria pancia, galleggiando e muovendosi con gambe e braccia, e fargli percorrere dei tratti in questa posizione. La avvertirà come una sensazione molto piacevole, a stretto contatto con il genitore ma anche con l’acqua che gli sembrerà “sostenerlo”. In questo periodo avrà sempre e comunque bisogno di un sostegno, nella fattispecie il migliore sono sempre le mani del genitore, per compiere tragitti nell’acqua.

Fino al terzo anno di età il bambino non sarà in grado di galleggiare autonomamente: potrà compiere brevi spostamenti, anche in immersione, fra due adulti, ma avrà coscienza di sentire il galleggiamento su di sè e quindi la cosapevolezza di stare “sull’acqua”.

Le immagini che si vedono ad esempio nelle pubblicità delle acque minerali, o certe belle fotografie di neonati che fluttuano nel fluido, sono di certo vere, ma episodi brevissimi e catturati! E’ come se fossimo immortalati mentre facciamo un salto, nel momento in cui siamo sospesi da terra…questo non vuol dire che sappiamo volare!

Il riflesso d’apnea

Posted Luglio 11, 2007 by Laura Salaroli
Categories: aspetti medico-fisiologici

La respirazione che si utilizza quando si è in contatto con l’acqua è estremamente diversa da quella naturale: si tratta principalmente di una inspirazione boccale e di una espirazione naso-boccale.

Quanto sia fondamentale questo atto nell’insegnamento della didattica del nuoto è fuori dubbio, ed è quindi importante poter sviluppare subito questa capacità imprescindibile, a maggior ragione pensando che nei neonati è già presente un riflesso d’apnea che, se opportunamente stimolato, dà i benefici di cui si è già parlato.

I piccoli neofiti, se immersi, non bevono o bevono pochissimo, e questo grazie alla chiusura, involontaria, della glottide, che resta aperta durante la respirazione e permette il passaggio dell’aria.

Acquaticità

Posted Giugno 23, 2007 by Laura Salaroli
Categories: acquaticità

innocence
Picture by mattheafy on DeviantArt

Acquaticità: è il complesso delle azioni-reazioni che indicano una condizione di serenità e agiatezza nell’acqua.

Questa definizione, da sola, non spiega molto.

Si dovrebbero vedere tutti i progressi e le evoluzioni che un bambino è in grado di compiere in questo fluido per apprezzarne davvero un significato.

Il bambino, che attraverso il proprio corpo prende contatto con il mondo, è molto stimolato dall’acqua. Proviamo a pensare quanto la cercano, magari in casa, quando vanno ad aprire i rubinetti, o quando gliela si mette in un contenitore e iniziano a pastrocchiare!

Così allo stesso modo ne saranno affascinati quando si troveranno immersi, anche in soli 30 cm, quando ancora non camminano: possono gattonare ricevendo sensazioni per loro inusuali, come il sentire il loro corpo dondolato. Il piccolo prende sempre più confidenza con questo nuovo “sentire” e diviene sempre più rilassato.

Con la pratica, sia del bambino che dell’adulto che lo inizia a questa esperienza, anche l’immersione del viso, con gli occhi aperti, con la bocca aperta, risulteranno naturali. la vicinanza del genitore darà sicurezza e incoraggerà il neonato a fare qualcosa di naturale ma al tempo stesso straordinario!